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mercoledì

Cauchemar


Ho fatto un sogno terribile. L’incubo peggiore di quest’ultimi 40 anni (ormai me ne vanto visto che ho scoperto che Monica Bellucci è MOLTO più vecchia di me). Al principio ho avuto una visione diffusa e nebbiosa di un piede, maschile e robusto. Poi i miei occhi hanno messo a fuoco la protuberanza. Era armata di unghie, lunghe gialle, tagliate ormai secoli fa. Il campo si è allargato lasciando trasparire due cosce grasse ma pelose sdraiate svogliatamente su un letto, in posizione di riposo. La tranquillità del tizio contrastava col disordine accumulato nel fondo della stanza da letto. Una calza singola infilata nella maniglia di un comò completava il quadro neorealista. Pensavo ad un certo punto che il tipo fosse morto. Mi sbagliavo. Dal cellulare scattava foto delle sue unghia e con gesti precisi e rapidi li caricava su una nota rete sociale. L’artista in questione aveva tanti interessi come la fotografia, la fabbricazione di film senza dimenticare l'appartenenza ad un partito politico (con tanto di locandina con foto senza piede ma con descritti tutti i suoi talenti). Il mio risveglio è stato brutale. Per cancellare le immagini disgustose, sicuramente frutto della calura di quest’estate*, sono andata a scattare robe prive di cheratina.







 * Questo post non  è un’opera di finzione. Ogni somiglianza con eventi, luoghi o persone reali, viventi o defunte, è puramente voluta.

giovedì

A metà strada della tua vita scopri l'utilità delle curve

Prendi la strada che va su, sul crinale. Dopo tante curve, ti fermi nel paesaccio. Dieci case e un baraccio. Si riconosce solo dall’insegna dei tabacchi. Qui si fuma per dimenticare. Spingi la porta e sei aggredito da un odore penetrante metà caffè corretto, metà stalla. Non vedi l’ora di uscire per  respirare e per dimenticare gli occhi stanchi e tristi di chi beve un caffè: un caffè corretto per dimenticare la giornata di ieri ma anche quella di domani. La nonna esce dalla sua cucina. Avrà novant’anni, sono le nove, ha già il brodo pronto sul fornello a legno. Ha lo sguardo perso di chi ha finalmente dimenticato, buon per lei. Esci e respiri aria per dimenticare il tanfo. Sei quasi contento di riprendere la strada e le sue curve infinite fatte  per dimenticare la vita troppo dritta, troppo piana.